Felicità Vendesi

Racconto#16

Author:Sante Paolacci

Category:Storie

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Guida lei quando torno da Milano. Dice che sono troppo distratto ogni volta che vengo al paese. Capita ogni sei mesi più o meno, ma oggi devo darle ragione perché i pensieri si incollano alla testa. Lei però non si è accorta di nulla. Mia moglie sta parlando con Leo, il mio collega, seduto sul sedile posteriore. È con lui che condivido l’ufficio al Nord. È venuto giù per darci qualche dritta mentre io e Martina mettiamo la firma per comprare la nostra prima casa. È quasi tutto fatto, ma Leo dice che dobbiamo stare attenti e che un occhio da esperto bancario come il suo, non può che essere utile.
Mentre vedo le prime case del centro abitato mia moglie entra in una rotatoria che prima non c’era, devono averla messa lì da poco. Poi una fontana di cemento moderna al posto di quella ricoperta di muschio centenario, che hanno tolto insieme ai ricordi di estati e bombe d’acqua da bambino. Più avanti ritrovo il Minimarket di Mirko con la serranda abbassata e le foglie accumulate addosso. Lo aveva detto che prima o poi l’avrebbe fatto.
Per un attimo sono disorientato come quando tornavo da scuola e mia madre aveva cambiato la disposizione dei mobili, così senza dirmi nulla.

“Leo, ti facciamo subito vedere quello che sarà il nostro piccolo paradiso” dice Martina guardando nello specchietto retrovisore. Il mio instancabile collega accetta la proposta.
“Ma non è meglio che prima ci sistemiamo e ci facciamo una doccia? Abbiamo tutta la giornata domani.” Provo inutilmente ad obiettare, ma mia moglie sta già parcheggiando sotto la nostra futura casa.
Leo e Martina fanno calcoli e sciorinano soluzioni mentre io rimango improvvisamente attaccato al finestrino a guardare fuori attratto e distratto dal dramma di un cartello un tempo fluorescente. C’è scritto “Vendesi”. Spero si riferisca ad un’auto, ad un camper o roba simile. No, non è possibile, penso.
Apro la portiera, scendo dalla macchina e mi avvicino per leggere meglio. “Vendesi attività”.
Vorrei chiamare qualcuno e chiedere spiegazioni, ma quell’indicazione è già chiara.
“Amore, allora? Che fai lì impalato?” Urla mia moglie.

Martina non può capire perché non c’è nata in questo buco di paese, e tanto meno Leo che non sa nemmeno dove si trova in questo momento.
Paola, il negozio di Paola chiude.
Quello che aveva tutto, ma davvero tutto, dai giornali alle mutande. Un meraviglioso caos ordinato di cianfrusaglie preziose che i cinesi di oggi possono solo sognare. C’era sempre un buon odore lì dentro. Odore di carta, cere, stoffe e plastica profumata.
In un istante rivedo le domeniche con mio padre che compra il giornale e che io scelgo pacchetti di figurine da collezionare. Rivedo Paola, silenziosa e cortese anche nel suo giorno di chiusura per Natale o Ferragosto, che apre la serranda e ti salva la festa, lasciandoti comprare di fretta ciò che troppo sbadatamente avevi dimenticato.
Perché Paola il negozio lo ha tenuto sempre accanto alla sua vita, ci abitava proprio a fianco.
Rivedo i quotidiani comprati per capire i fatti locali incompresi, per scoprire se sulla morte di tizio o l’incidente di caio, il giornale potesse dire qualcosa in più delle voci per strada.
Rivedo le vestaglie che a diecimila lire mia nonna comprava portandosele fino alla tomba.
Rivedo ciucci in plastica colorati da collezionare e una bustina Panini dell’Italia ’90.
Rivedo Paola dietro il bancone vendere piccole cose a ragazzini con le bici parcheggiate fuori.

Ma quel bazar di sensazioni ora ha chiuso i battenti.

“Amore, dai che sta facendo buio” urla mia moglie dall’altra parte della strada.
Tiro fuori dal portafogli l’assegno destinato al notaio mentre leggo ancora il cartello stampato sul muro.
Guardo Martina e Leo accanto. Guardo il paese, quello in cui tornerò a vivere. Guardo verso quella casa che sto acquistando ad un buon prezzo con i pochi risparmi, tanta fiducia, e penso. Penso alla felicità con mille lire in tasca e alle piccole cose nelle buste-sorpresa.

Con il costoso pezzo di carta che ho in mano vado verso mia moglie, mi avvicino al suo orecchio.
“Sei felice?” le chiedo sottovoce mentre le auto passano veloci sulla statale.
“E tu?” mi risponde guardandomi negli occhi.

Rimango in silenzio.
Alzo lo sguardo verso la finestra che sarà la nostra camera.

È da lì che aspetterò il giorno in cui Paola aprirà di nuovo.

 

 

 

La foto è di Walter Buson (fonte Flickr)

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