“Volevo essere la Cuccarini”. La storia di Sara B.

racconto#10

Author:Sante Paolacci

Category:Storie

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giampaolo-squarcina

Si è truccata in macchina con la luce dell’abitacolo mentre fuori era ancora buio. Lo sa fare bene anche così. Inizieranno a chiamare alle nove ma su Facebook tutti consigliavano di stare lì qualche ora prima. Sara B. si è messa il vestito blu che le sta bene con gli occhi, quello che non mette da anni perché “non ha più l’età”.

Ha 41 anni, una figlia di 12 e un marito a cui adesso non vuole pensare.

Le ragazzine già in coda davanti all’ingresso di Cinecittà iniziano a scaldarsi usando i motorini parcheggiati come sbarra, quella per gli esercizi di danza. Altre sono già sedute a terra con le carte da gioco in mano per passare le ore.

“Scusi, sua figlia è già dentro?” Chiede una signora “No, non hanno iniziato, ma bisogna compilare prima un foglio che può prendere a quel tavolo” dice Sara B. indicando un banchetto lì vicino. Il marito della signora intanto non le molla lo sguardo di dosso. “E se fossi una puttana come dice mio marito?” pensa Sara B. “Forse per questo continua a guardarmi”.

Era alta meno di un metro quando iniziò a ballare e fino a venticinque anni il tempo era scandito dall’Università e dalle prove. “Sara, un’anima leggera che vola sul palcoscenico” scrisse un giornale locale quando debuttò in teatro.

Ora Sara B. è stanca di stare in piedi. Dopo più di un’ora quel tacco seppur basso le ricorda un dolore che non sente da tempo. Una macchina si fa largo tra la folla all’ingresso di Cinecittà. “È lei!” grida una ragazza. “Lei chi?” Pensa Sara B. “Sicuramente è la signora Cuccarini” dice una voce lì vicino. La Cuccarini? Una diva, una star della tv, una mamma felice con tanti figli, con un lavoro e una bellezza da fare invidia. Lorella Cuccarini. Ma che ne sanno loro della Cuccarini!

Squilla il telefono di Sara B, chiamano dal lavoro ma lei non risponde. Oggi non c’è per nessuno.

È quasi ora di pranzo. Sua figlia mangia a scuola, è tranquilla, ma cresce il senso di colpa per aver detto a suo marito che a Roma veniva per i Saldi. In fondo non gli ha mai mentito. Lei lo ama. Per lui Sara B. ha smesso di pensare alla danza da almeno dieci anni.

Ora finalmente potrai smetterla con quella roba lì che sembri una di quelle.”

La prima volta che suo marito glielo disse lei non capì. “Quelle chi?” rispose. “Una madre non può fare la ballerina” le disse. “Perché la Cuccarini come fa?” replicò Sara B. “Quella porta a casa i soldi e pure tanti. Tu porti solo gli sguardi di quelli che ti guardano, perché sei una…”

Sara B. lo fece continuare quella volta, così come continuò per anni. Troppi anni.

“Il numero 342, Sara” grida un ragazzo con una cartellina in mano. Con ancora i pensieri di suo marito in testa Sara B. attraversa i commenti di quella folla stanca e competitiva. “Largo ai giovani” dice qualcuno, “È arrivata Milf Italia” commenta qualcun altro.

Percorre un corridoio seguendo il ragazzo con la cartellina in mano. Poi una porta enorme di metallo blu che forse ha già visto in un programma. Sì, è lo studio 9, quello in cui fanno non si ricorda cosa, ma ora non è importante perché deve seguire il ragazzo con la cartellina. Un attimo di silenzio e poi “Prego, venga avanti”.

Non è la Cuccarini.

È la voce di un uomo. In questo momento  Sara B. sente solo il cuore che batte nelle tempie. Quell’uomo non è suo marito. Non può essere suo marito, ma giura per un attimo di averlo pensato.

Sara B. respira e respira per sentire quell’odore che troppe volte ha immaginato. Adesso le luci calde sono su di lei. Nessuno le chiede la sua età. La sanno già, l’hanno vista dalla scheda. Fa caldo sotto quei riflettori e Sara B. lascia cadere il capotto scoprendo il suo vestito blu, quello che le sta bene con gli occhi. C’è solo il fruscìo della stoffa pesante che cade, tutto il resto è silenzio quando Sara B. inizia a parlare con voce rotta.

Non ha voglia di ballare. Guarda il buio davanti a sé. Lo guarda dritto negli occhi quel buio così nero perché oggi lei ha il coraggio di raccontare la sua storia. La storia di una donna che voleva solo ballare, essere madre ed amata. Una donna che ha incontrato la violenza quella che non lascia segni sulla pelle. Una violenza che non si dice.

Sara B. ce l’ha fatta. 

Nel buio dello Studio 9, ora una donna avanza dolcemente verso di lei. “Una bellezza che muove l’aria intorno” pensa Sara B. mentre sorride a Lorella Cuccarini.

 

 

(La foto è di Giampaolo Squarcina).

Ogni riferimento a fatti e persone esistenti è frutto della fantasia.

La stima e la simpatia per la Signora Cuccarini invece sono reali.

One comment
  • Martina
    Posted on 29 novembre 2016 at 21:17

    Rincorrere il proprio Sogno…Sempre e comunque!
    Bravissimo! Come sempre un piacere fermarsi pochi minuti nelle giornate frenetiche per leggere queste piccole perle che lasciano spazio di pensare a noi…Alla nostra vita….A ciò che abbiamo e quello che realmente vorremmo!

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