Il bisogno di essere visto è stato sostituito dal bisogno di essere ascoltato.

Sono stato, e un po’ lo sarò sempre, un attore. Ho lavorato al fianco di artisti straordinari come Leo Gullotta, Lello Arena, Carlo Croccolo, Oreste Lionello e tanti altri meno celebri, ma altrettanto eccezionali. Sono salito sui palchi dei più importanti teatri italiani e poi, ad un certo punto ho fatto ciò che non avevo avuto il coraggio di fare prima: scrivere.

D’un tratto il bisogno di essere visto sul palco è stato sostituito da quello di essere ascoltato.

Ho frequentato il master in sceneggiatura di Tracce Snc dove ho potuto avere tra gli insegnanti il produttore Premio Oscar Nicola Giuliano o sceneggiatori come Heidrun Schleef, Graziano Diana, Andrea Molaioli e Giorgio Arlorio.

Ho partecipato alla sceneggiatura del film per il Cinema “Ninna Nanna” di Dario Germani e Enzo Russo, con Francesca Inaudi, Nino Frassica e Fabrizio Ferracane.

Con The & Partnership ho scritto per Toyota Italia

Con Infinity Entertainment ho scritto per Nespresso, Salvatore Ferragamo, Costa Crociere, Mattel, Compass, e tanti altri.

Me secondo mia nonna

Un giorno di qualche anno fa mia nonna mi chiese di accompagnarla dal meccanico per un problema alla sua auto. Voleva ci fossi anche io per ascoltare quello che le avrebbe detto. Presentandomi al meccanico, mia nonna mi introdusse dicendo: Lui è mio nipote e fa l’inventore.

L’inventore?! Dissi io stupito. No, o meglio, in realtà sì, però… Farfugliai verso il meccanico.

Insomma, per lei io ero Leonardo, Marconi o Galilei.

Nel tempo le avevo spiegato che lavoro facessi, ma evidentemente non mi ero accertato che lei avesse capito. Professioni come il Copywriter, lo sceneggiatore erano troppo lontani dal suo mondo contadino. Scrittore sarebbe stato come dire al meccanico “mio nipote è un intellettuale destinato alla fame”. E invece mia nonna, nella sua inconsapevolezza aveva trovato il termine corretto. Il mio lavoro -è- inventare. Inventare storie.