Storia di un ragazzo invisibile.

racconto#7

Author:Sante Paolacci

Category:Storie

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È la prima cosa che faccio appena apro gli occhi la mattina: sfioro il geco, quello che ho un sul collo. Un tatuaggio. Lo faccio per sentire che c’è ed è presente. Non è che io lo senta davvero, ma è come se lo vedessi sotto la pelle, accoccolato sopra quel via vai di sangue che scorre sotto. Lui c’è quando dormo e quando sono sveglio.

Mi alzo mentre mia madre già parla da sola delle sue paure; vado in bagno e lo vedo il geco, con la mia faccia intorno. Quello sono io, penso. Non faccio colazione perché la mattina non ho fame ed esco di casa mentre mia madre continua a parlare. Anche stamani nessuno mi ha visto. Certo, la mattina è più facile perché con il sonno negli occhi nessuno ti vede, poi la strada, la radio in macchina, il telefono e i ritardi aiutano chi, come me, non deve essere visto. Nessuno mi deve vedere. No, non è un gioco. Forse prima, da piccolo lo era. Adesso è una cosa seria. Sono un invisibile professionista.

Da bambino ero già bravo, non parlavo, non chiedevo, non piangevo e se sbagliavo i miei erano pronti a correggermi. Col tempo poi sono diventato sempre più bravo e se prima ci rimanevo male per i miei errori, ora mi sono fatto le ossa.

Entro in classe e mi siedo al mio posto, in prima fila, sotto il naso della prof, perché sotto il naso nessuno ci guarda. Tutti guardano oltre, lontano, perché è da lì che può giungere il nemico, quello pericoloso e cattivo. Chi sta sotto il naso è innocuo e quindi non si merita di essere visto. Beh, io sto lì per cinque ore al giorno, fermo da cinque anni. Non mi hanno mai bocciato. Gli invisibili dilettanti lo fanno, io no. Se ti fai bocciare sei una riga rossa in mezzo a tante nere nei quadri di Giugno. Sei quello che improvvisamente viene visto da tutti per vedere che faccia ha.

Io ho sempre studiato e nessuno si è mai voltato verso di me.

È ora di pranzo, ma non ho fame quando esco da scuola. I due libri che ho sulle spalle si fanno sentire. Mi faccio strada in mezzo alla puzza dei miei coetanei, diretto alla fermata. Quel giorno non c’è traffico nemmeno in centro e le macchine possono correre più veloci. Sono stanco perché essere invisibile è un lavoro duro, penso. Aspetto immobile sul ciglio della strada. Vado. Cammino in avanti e attraverso come ho già fatto milioni di volte. Stavolta sento un vento improvviso vicino che mi sposta. Un grido forte che supera tutto. Un grido di gomma sull’asfalto. La macchina si ferma accanto a me tanto da sentire il calore sul volto quando io sono quasi a terra. “Scusami, ti ho visto all’ultimo momento” dice la signora. “Per fortuna ti ho visto” continua piangendo. Nemmeno la guardo e mi dispiace che stia piangendo per me.  È spaventata. Mi volto verso di lei e ora sembra sorridermi. Quella donna mi sta sorridendo. “Che bel tatuaggio che hai. Anche a me piacciono molto i gechi” dice, poi mi accarezza e accarezza il mio disegno sul collo. Forse anche lei lo sente che c’è, penso.

Mi dice che sono troppo magro, mentre mi accompagna a casa, e che se continuo così posso anche sparire. Sento il profumo di quella donna dentro l’abitacolo mentre parla di me e fa domande. Io rispondo e sento il mio stomaco che ha fame. Non voglio sparire, penso. Saluto la signora che continua a chiedermi scusa quando io la ringrazio. Ci rivedremo.

Entro in casa e interrompo mia madre che parla da sola dei suoi problemi. Non l’ho mai fatto, l’ho sempre lasciata fare. La mia immagine si mette a fuoco nei suoi occhi. Ora lei guarda me e il geco che si muove, mentre mangio i miei spaghetti freddi ma tanto buoni.

 

 

Foto di Gulixx

invisible man

2 comments
  • Martina
    Posted on 23 Settembre 2016 at 15:20

    SANTE…è stupenda!!! (Non aggiungo altro)

    Reply
  • Jacopo
    Posted on 23 Ottobre 2016 at 2:51

    Bellissimo

    Reply

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